COPENHAGEN (DK). Emil Nolde, L’Ultima Cena, Statens Museum for Kunst.

Emil Nolde nacque il 7 agosto 1867 nel villaggio tedesco di Nolde, vicino al confine con la Danimarca il suo vero nome era Emil Hansen ma a partire dal 1902 si fece chiamare come il paese natale, per sottolineare il legame con la sua terra.
Dal 1884 al 1891 soggiornò a Flensburg, dove lavorò in un mobilificio e studiò per diventare intagliatore e illustratore.
Dal 1892 al 1897 insegnò disegno ornamentale alla Scuola d’arte industriale di San Gallo, in Svizzera.
Nel 1897 eseguì il suo primo dipinto, I giganti della montagna.
nel 1899 compì il suo primo viaggio a Parigi, dove fu attratto dall’opera di Rembrandt, F. Goya, H. Daumier e anche V. Van Gogh.
Dal 1901 al 1904 Nolde dipinse giardini fioriti e composizioni di fiori nello stesso periodo compì viaggi in Danimarca in Germania e in Italia. Negli anni successivi fece diversi viaggi a Monaco, Karlsruhe e Berlino.
In questo periodo fu attratto particolarmente dall’arte assira ed egizia e dalle opere di Rembrandt, Francisco Goya, Honoré Daumier e Edouard Manet.
Nelle sue prime opere le figure umane e le forme della natura sono rese sulla tela in modo semplificato, caricaturale e grottesco.
A partire dal 1904 il suo stile si avvicina inizialmente all’impressionismo per poi arrivare all’espressionismo, con i colori che diventano sempre più intensi: in questa evoluzione ebbero probabilmente una notevole influenza le opere di Paul Gauguin e di Edvard Munch.
Nel 1906 strinse amicizia con Karl Schmidt-Rottluff e nel 1907 espose con i pittori del gruppo Die Brücke, uno dei primi gruppi espressionisti tedeschi si accostò inoltre alla Secessione berlinese e al gruppo Blaue Reiter.
Una malattia nel 1909 e un contatto diretto con l’arte di Vincent Van Gogh e di James Ensor, conosciuto a Ostenda nel 1911, contribuirono ad accentuare il carattere drammatico della sua pittura.
L’ultima Cena (1909, Copenaghen, Nationalmuseet) (vedi fig.)olio su tela, 86 x 107 cm Cristo tra i fanciulli (1910, New York, Museum of Modern Art).
Produsse allora opere per lo più misticheggiante, in cui lo spazio, la forma e il colore perdono ogni funzione descrittiva per assumere un valore espressivo autonomo.
Sono importanti anche i molti acquerelli, i disegni, le incisioni su legno, i dipinti del porto di Amburgo e della vita notturna di Berlino, in cui il colore risplende e le forme diventano sempre più sintetiche per mezzo di un segno estremamente vitale.
Nel 1913 e nel 1914 Nolde compì un lungo viaggio, che lo portò a visitare luoghi lontani ed esotici, come la Russia, il Giappone e la Cina, fino ad arrivare in Nuova Guinea.
Questo viaggio alimentò i suoi interessi per le qualità ritmiche e decorative dell’arte primitiva, favorendo la comparsa di elementi esotici nella sua pittura e mettendo in risalto le forze primordiali della natura e dell’uomo.
Nelle sue creazioni del periodo la figura umana continua ad essere gradualmente ma violentemente deformata attraverso una stesura del colore per grandi pennellate.
Nel 1926 Nolde conseguì una laurea honoris causa all’università di Kiel, ma pochi anni dopo cominciò ad essere perseguitato dai nazisti, che lo consideravano un artista degenerato: i suoi lavori furono vietati e non gli fu permesso di dipingere.
Il colore di Nolde si arricchì di accenti mistici, destinati a divenire intensa spiritualità nei dipinti realizzati dopo il soggiorno nelle isole del Pacifico.


Stabilitosi a Seebúll nel 1927, fu poi perseguitato dal nazismo, ricevendo persino il divieto di dipingere. Ciò che rimase della sua attività pittorica e grafica degli anni di guerra é dovuto a un lavoro svolto in forma clandestina (Nel loggione, 1918, Ginevra, collezione privata). Importanti sono gli scritti autobiografici.
In quegli anni produsse segretamente una serie di dipinti nei quali il suo stile si fece più pacato e disteso.
Riscoperto e rivalutato dopo la seconda guerra mondiale, è oggi considerato uno dei maggiori rappresentanti dell’espressionismo.
Morì a Seebüll, nel nord della Germania, il 13 aprile 1956.
La sua arte antiaccademica e carica di una componente mistico – popolare ebbe una forte influenza sugli artisti giovani. Ama trasfigurare soggetti sacri e fare un uso del colore e della tecnica che ha ereditato dalla sua formazione artigiana. In questa tela tenta di trasportare lo stile rembrandtiano a quello espressionista.


Cristo è già rappresentato sofferente, e le figure intorno a lui hanno espressioni sul volto che indicano la loro condizione emotiva.


Note storiche: L'ultima Cena (1909, Copenaghen, Nationalmuseet) (vedi fig.)olio su tela, 86 x 107 cm.
Data ultima verifica: 01/11/2011 00:00