ROCCA DI CAMBIO (Aq). Chiesa di Santa Lucia, Ultima Cena.

Nella piana ai piedi di Rocca di Cambio, comune più alto dell’Appennino, si trova una piccola chiesa dedicata a Santa Lucia.
Esisteva già nel XII secolo, ma le cronache antiche ne parlano solo a partire dai primi decenni del Trecento, quando le sue pareti furono oggetto di un pregevole lavoro operato da ignoti artisti: il sobrio aspetto esterno cela infatti il trionfo dei colori di un affascinante ciclo di affreschi che racchiude piccoli misteri medievali.


Il passato di Rocca di Cambio è avvolto nel mistero, poiché le fonti storiche sulle sue origini sono pressoché nulle, fatta salva l’ipotesi che sorgesse sul luogo dell’antico Oppidum Frusteniae (o Frustemas), città della tribù italica dei Vestini.
È probabile invece che l’attuale nome Cambio, derivi da una storpiatura del monte Cagno, che sovrasta il borgo con la sua mole. Per la sua posizione geografica Rocca di Cambio ha costituito fin dall’antichità un luogo privilegiato per la difesa e il controllo del territorio circostante. Il piccolo centro aquilano, sorto nei pressi di una torre di difesa costruita in modo da poter vedere quelle di Rovere e Rocca di Mezzo, è citato, assieme alle sue chiese, nella bolla di papa Alessandro III del 1178 con il nome di “Roccha Octonesca”. A poca distanza dal paese sorse la chiesa di Santa Lucia, di cui si hanno notizie certe solo nel 1313, e fu tra i primi luoghi di culto edificati lungo la via romana Claudia Nova che collegava Alba Fucens con la romana Aveia (vicino all’attuale Fossa) passando sull’altopiano delle Rocche.


L’interessante monumento è detto antica Abbazia di Santa Lucia, anche se non ci sono nelle vicinanze tracce di edifici che possano far pensare ad un convento, e sorge sui resti di una piccola costruzione rettangolare che ne costituisce oggi la cripta. L’ultima domenica di giugno, festa della Santa, diventa meta di un pellegrinaggio che attrae un gran numero di fedeli e turisti.
La chiesa attuale è il risultato di interventi architettonici che si sono succeduti nel lungo arco di tempo che dal Medioevo fino al XVI secolo, come testimoniano alcuni elementi architettonici di chiaro gusto rinascimentale.
All’esterno si mostra al visitatore semplice e spoglia nella sua pura geometria. La piccola facciata denota il rigore e la semplicità del linguaggio romanico abruzzese, ora arricchito dall’elegante portale rinascimentale con lesene e capitelli compositi, dal duecentesco rosoncino a ruota, un tempo collocato dietro l’altare maggiore, e dal piccolo campanile a vela costruito nel corso del XVIII secolo.
La purezza dell’aspetto esterno dell’edificio trova logica corrispondenza nell’interno, diviso in tre navate da possenti pilastri in pietra sui quali scaricano il proprio peso i quattro archi.
Una piccola scala scende alla cripta arricchita da una semplice edicola sulla parete di fondo e con la volta a botte sulla quale si notano ancora tracce di affreschi, di cui uno riferibile alla mano del pittore quattrocentesco Andrea De Litio.
Le volte a botte che nel Settecento coprivano le tre navate della chiesa sono state invece demolite durante i restauri del 1930 e sostituite da una copertura a capriate in travi di legno che ben si armonizza con il rigore architettonico dell’interno.
L’interessante ciclo di pitture, realizzato tra il XIV e il XV secolo, corre lungo le pareti seguendo un andamento per fasce orizzontali sovrapposte nelle quali spiccano episodi tratti dal Nuovo Testamento, come l’Ultima Cena, le scene della Passione di Cristo, l’Annunciazione accanto alle rappresentazioni dei Santi e alla narrazione degli episodi salienti della vita di Santa Lucia. Un’attenta osservazione dei dipinti permette di accorgersi di come essi non siano stati realizzati nello stesso momento, ma in epoche successive: ci sono infatti dettagli che agli occhi degli studiosi svelano le differenze cronologiche esistenti nelle varie porzioni del ciclo di affreschi. Essi furono dipinti cominciando dalla parete di sinistra, dove le figure dell’Ultima Cena, quelle delle scene della Passione di Cristo e l’immagine stessa del Redentore benedicente, racchiuso nella mandorla e affiancato dagli Angeli, appaiono semplici e primitive, ben lontane dalla ricerca di effetti plastici e prospettici che contraddistinguono, invece, le scene della vita di Santa Lucia e dell’Annunciazione che si vedono sulle altre pareti. In quella di fondo vi sono affreschi di poco successivi ai primi e nei quali si avverte un maggiore gusto per i dettagli. Vi sono raffigurati, tra l’altro, i San Pietro, San Paolo e le storie della vita di Santa Lucia ma ciò che colpisce è la ripetuta presenza di una piccola figura alla base dei dipinti, nella quale si è voluto ravvisare l’immagine del committente che promosse la realizzazione delle opere.
Sulla parte destra chiude l’intero ciclo pittorico l’interessante scena dell’Annunciazione nella quale il messaggio rivolto dall’Angelo alla Vergine è riportato per iscritto sul dipinto, quasi fosse un fumetto ante litteram alla scena assiste il Padre Eterno – nell’angolo alto a sinistra – colto nell’atto di donare il proprio Figlio al mondo degli uomini.
Sulla destra si trova infine un altare quattrocentesco affiancato da colonne che sorreggono un baldacchino in muratura con timpano triangolare e l’immagine del Padre Eterno. Nel 1523 fu poi costruito il secondo altare, posto nel mezzo della parte di fondo, celando purtroppo parte dei preziosi affreschi.



Storie di Cristo: il Vangelo per i semplici
Sulla parete di sinistra, sopra la fascia che racconta dell’Ultima Cena, si trovano dieci riquadri con altrettante scene della vita di Gesù, episodi tratti dai Vangeli come il bacio di Giuda o la Resurrezione. In molte antiche chiese ammiriamo pitture di questo genere, soprattutto risalenti all’epoca medievale e rinascimentale, e restiamo talmente affascinati dai loro colori e dalle loro suggestive figure che spesso non ci poniamo una domanda davvero banale, ma dai risvolti assai interessanti: perché furono dipinti? La risposta è semplice.
In un epoca in cui il saper scrivere, ma anche la capacità di leggere gli scritti, era un privilegio riservato a pochi eletti, e gli stessi libri rappresentavano una merce rarissima, l’unico modo per raccontare le vicende religiose al popolo analfabeta era quello delle figure. Immagini dipinte sulle pareti delle chiese che ricordassero sempre ai fedeli i momenti salienti delle Scritture, un vero e proprio Vangelo per i semplici. Ma erano anche le vite dei Santi o il Vecchio Testamento ad essere illustrate in questa maniera. Così le pitture acquistano nuova luce e svelano tutto un mondo affascinante fatto di simboli che distinguono ad esempio i vari Santi, come le chiavi appese alla cintola per San Pietro, o che permettono agli studiosi di capire in che epoca vennero realizzati gli affreschi esaminando il modo in cui vengono raffigurati certi personaggi o certe scene in relazione al pensare religioso dell’epoca.


Cronologia: XIV-XV secolo La costruzione dell’abbazia di Santa Lucia a Rocca di Cambio, secondo le fonti, risalirebbe al XI secolo in piena epoca monastica. La chiesa venne menzionata per la prima volta nel corso del 1313, anche se precedentemente nella bolla papale del 1178 era stato citato il paese di ‘Rocca di Cambio con le sue chiese’.


Localizzazione: A24, uscita L'Aquila Ovest proseguire lungo la SS17 in direzione Campo Felice e lungo la SS5 bis, direzione Ovindoli. A25, uscita Aielli/Celano proseguire lungo la SS. 5 bis, direzione L'Aquila.
Autore: Non conosciuto
Periodo artistico: XIV-XV xec.
Note storiche:

I Misteri di quell’Ultima Cena

I dipinti della chiesa di Santa Lucia, come si può vedere anche nel caso di quelli che si trovano nell’Oratorio di San Pellegrino a Bominaco e nella chiesa di Santa Maria ad Cryptas a Fossa, raccontano le loro storie sacre seguendo dei percorsi narrativi che si sviluppano per fasce orizzontali.
In questa chiesa la disposizione dei dipinti, le storie narrate e l’ordine cronologico di realizzazione degli stessi sembra suggerire un percorso di visita a forma di anello che, partendo dall’ingresso, attraversa la navata sinistra, giunge al transetto (in pratica la parete di fondo della chiesa, alle spalle dell’altare), lo percorre trasversalmente e torna infine al punto di partenza attraverso l’altra navata.
È infatti sulla parete a sinistra dell’altare maggiore che si trova il ciclo di affreschi più antichi e più ricchi di interessanti particolarità. Nella fascia bassa sono le scene che risultano più intriganti per via dei piccoli misteri che racchiudono.
A sinistra è dipinta una gigantesca raffigurazione dell‘Ultima Cena nella quale il pittore, seguendo il modello già adottato a Bominaco e a Fossa, pone Gesù all’estrema sinistra della tavola cogliendolo nell’atto di benedire il resto dei commensali, ciascuno contraddistinto dal nome riportato a lato di ogni figura. All’originale soluzione del Cristo a capotavola, che movimenta la scena grazie al dinamismo degli sguardi paralleli degli Apostoli, fa riscontro, più in basso, una delicata serie di nature morte costituite dalle posate e dai cibi che si trovano sulla mensa. Il particolare che fa però la differenza rispetto agli altri cicli di affreschi precedenti è la curiosa assenza di Giuda tra gli Apostoli.
Nel riquadro che si trova invece a destra dell’Ultima Cena si vedono la Vergine con il Bambino e Santa Lucia sembrano assistere alla scena insieme a Celestino V, qui ritratto – cosa abbastanza inconsueta - in abiti da pontefice. Interessante dettaglio: la sua figura è stata resa in parte irriconoscibile da un intervento di damnatio memoriae, un’antico sfregio fatto volutamente alla pittura per rimuovere simbolicamente il personaggio.
Assai difficile dire quando sia avvenuto questo danneggiamento dell’affresco e soprattutto se sia trattato di una sorta di censura dell’immagine di Pietro Angeleri conseguente alla sua rinuncia al seggio papale, quel gran rifiuto eternato da Dante, ma certamente si tratta di un interrogativo intrigante e pieno di fascino legato alla vicenda di Papa Celestino.

Iscrizioni: Sacra Navata sinistra, parete laterale, prima fascia: Ogni Apostolo è correlato da un'iscrizione che riporta il suo nome. Da sinistra: Primo Apostolo: ·S·PET RVS· Secondo Apostolo: ·S·AN DREAS· Terzo Apostolo: ·S· PAVLVS· Quarto Apostolo.


Data ultima verifica: 01/08/2008 00:00
Rilevatore: Feliciano Della Mora