SALERNO, l’Ultima Cena, nelle tavolette d’avorio medievali del Museo Diocesano.

Il Museo Diocesano ‘San Matteo’ in Salerno nacque nel 1935 per offrire all’attenzione degli studiosi e dei visitatori le tele dipinte che rivestivano alcune pareti della Cattedrale e della sacrestia, alcuni codici miniati ed il rotolo dell’Exultet, che, diviso in fogli, era chiuso in una cassa di noce venne poi avviata una raccolta numismatica (che annovera monete della Magna Grecia, della Roma repubblicana ed imperiale, del periodo longobardo e normanno) ed un medagliere pontificio.


Vennero poi aggiunti i preziosi avori del XII sec.
Dal 1980 il Museo è allogato nell’ex Seminario arcivescovile insieme ad archivio e biblioteca. L’edificio, che si prospetta con la facciata principale sul largo Plebiscito con un’architettura sobria, classica, ebbe la sua origine nel XVI sec.


Localizzazione: Museo Diocesano
Periodo artistico: XII secolo
Note storiche:

Il ciclo salernitano di avori medioevali è composto di ben 69 pezzi così distinti: 15 frammenti di cornici (appartenenti a tre tipi figurativi diversi) 2 colonnine, 10 medaglioni clipeati di apostoli (due tondi ed otto a losanga), 3 medaglioni quadrati di donatori, 2 simboli di evangelisti (San Matteo e San Giovanni), 37 formelle illustrate, di cui 18 raffiguranti episodi del Vecchio Testamento e 19 del Nuovo Testamento.
Della raccolta mancano notizie nei secoli medievali. Il primo cenno risale al 1510 e al 1575 risale il primo elenco.


Illustrazione opera: L'enorme numero di illustrazioni indica l'esistenza di un programma teologico che non può essere semplicisticamente ricondotto ad una volontà narrativa, ad una specie di Bibbia pauperum.
Il dibattito fra gli studiosi è stato molto ampio ed approfondito con una cronologia oscillante fra fine XI secolo e primi decenni del XII.
La destinazione dell'opera ha aperto un dibattito non meno interessante. Sono state formulate varie ipotesi, dalla cattedra verscovile al dossale d'altare, alla sedes sine sedente, alla capsa reliquario, alla porta eburnea. Lo studio della forma e della materia, l'individuazione del programma teologico con la corretta successione delle immagini hanno consentito di definire un'organica ipotesi di ricostruzione di un palliotto medievale.

Ultima Cena, prima metà sec. XII, avorio
24,1 x 14,3 cm.
provenienza: Duomo di Salerno

Le tavolette neotestamentarie, dalla chiara impronta cristologica, presentano una figurazione in verticale, prevalentemente con due scene suggerite anche dai vangeli apocrifi.
Sono ascrivibili anch'esse a più mani: dall'autore delle scene più popolareggianti del vangelo dall'infanzia (ispiratosi alla miniatura campana ed influenzato da figurazioni islamiche) all'intagliatore della maggior parte degli episodi della vita pubblica (che ama volumi più dilatati ed è iconograficamente attratto dalle miniature carolingie ed ottoniane).
Nel registro superiore è ricordato il miracolo dei pani moltiplicati da Gesù, ma distribuiti allusivamente dai discepoli in quello inferiore sono contenute le scene dell'ultima cena e della lavanta dei piedi (Giovanni 13,1-15).


Data ultima verifica: 06/06/2007 00:00
Rilevatore: Feliciano Della Mora