SAN GIORGIO DELLA RICHINVELDA, fraz. Provesano, chiesa San Leonardo, Ultima cena di Gianfrancesco da Tolmezzo.

Dedicato a San Leonardo, l’edificio sacro, probabilmente innalzato su una precedente chiesa, risale alla fine del XV secolo. Nel 1494, durante il ‘placito di cristianità’ nella pieve di San Giorgio – una sorta di assemblea pubblica per esaminare la condizione dei benefici ecclesiastici e dei loro preposti -, gli inviati del capitolo concordiese ispezionano la chiesa e chiedono ai capifamiglia di Provesano di affrettarne il completamento, che avviene in quello stesso anno o poco successivamente.


Localizzazione: Chiesa parrocchiale
Autore: Gianfrancesco da Tolmezzo
Periodo artistico: 1496
Note storiche: Due anni dopo l'abside risulta affrescata da Gianfrancesco da Tolmezzo. Si potrebbe perciò quasi ipotizzare che i dipinti di Gianfrancesco intervengono a suggellare nel miglior modo l'apertura al culto o quanto meno la fine dei lavori di costruzione della nuova parrocchiale. E, se le cose andarono così, l'«inaugurazione» con dipinti tanto imponenti non poteva essere più indovinata.
Nei secoli successivi, la chiesa subisce vari rimaneggiamenti. L'intervento più radicale viene effettuato nel 1828 dal parroco Mattia Sabbadini che fece assumere al tempio le attuali linee neoclassiche. L'ampliamento della costruzione, che fortunatamente salva l'abside affrescata, è determinato dall'accresciuta popolazione che assiste alle funzioni religiose. Un altro riatto alla chiesa diventa necessario dopo il terremoto del 1976. Un tempo attorno alla parrocchiale stava il piccolo cimitero del paese. L'area adesso è un prato racchiuso da un muretto con tre aperture. Una conduce al cortile della canonica, mentre le altre due immettono nella spaziosa tipica piazza di paese friulano che Provesano tuttora conserva: la principale, abbellita da pilastrini, è posta davanti all'ingresso della chiesa e la più piccola, segnata da pinnacoli, sta nei pressi del campanile.
Illustrazione opera:

Gianfrancesco del Zotto firmava le sue opere come 'Giovanni Francesco da Tolmezzo' e come tale è comunemente conosciuto. Poco si sa della sua nascita, che potrebbe essere capitata intorno al 1450, ma non è comprovato se avvenuta a Socchieve come alcuni sostengono o proprio a Tolmezzo come gli piaceva scrivere sui dipinti. Pare più sicuro che il padre facesse il sarto. Ben poco si conosce sulla sua formazione e la disputa tra gli studiosi risulta piuttosto accesa se l'arte di Gianfrancesco appalesa maggiori influssi dalla pittura 'nordica' o meglio 'carinziana' e quindi vicina alla sua Carnia oppure più 'veneta', ma altrettanto vicina ai suoi luoghi di origine. Probabilmente hanno ragione i sostenitori di entrambi le tesi, perché è verosimile che egli abbia appreso da tutti e due gli ambienti, ma cercando di dare al tutto una personale rielaborazione che, in molti casi, appare assai originale e di grande forza espressiva. È certo che Gianfrancesco, pur provenendo dal medesimo mondo di molti pittori e scultori dei Quattrocento che saranno identificati come 'tolmezzini' (Domenico, i due Nicolò e altri), riesce a imporre la sua personalità in modo quasi del tutto autonomo rispetto agli artisti suoi conterranei e contemporanei.
Risale al 1482 la prima opera di Gianfrancesco documentata: è un ciclo di affreschi nella chiesa di San Nicolò di Comelico, ma si discute se gli affreschi di Barbeano risalgono alla stessa epoca o a qualche anno dopo, ma sicuramente a prima del 1489. Seguono, poi, molte altre opere, che spesso come usava all'epoca, ripetono raffigurazioni già dipinte altrove (dati i limitati spostamenti delle persone pressoché nessuno si accorgeva delle 'repliche', ma la cosa allora poco importava).
Oltre al ciclo di Provesano e a quelli già citati, opere importanti di Gianfrancesco da Tolmezzo sono collocate a Castel d'Aviano (dove 'ricopia' smorzate anche scene provesanesi), Santa Lucia di Budoia, Pordenone, Sclavons di Cordenons, Vivaro, Forni di Sotto e di Sopra, Socchieve e in poche altre località del Friuli e di paesi limitrofi in Veneto. Ma molte sue pitture, specie quelle su tavola, risultano purtroppo distrutte o disperse.
Avendo lavorato soprattutto in Carnia e nella Destra Tagliamento, Gianfrancesco è considerato un artista quasi esclusivamente 'friulano'. Il pittore dovrebbe essere morto intorno al 1511, ma anche questa data è controversa, perché si basa solo sul fatto che dopo tale anno non si rinvengono più tracce di dipinti suoi. E, quindi, l'incertezza a dominare nella biografia di quello che qualche studioso considera il massimo pittore del Quattrocento friulano. In ogni caso Gianfrancesco - sia o non sia stato il maestro come appare più probabile - anticipa felicemente il geniale ed irrequieto Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone la cui arte illumina i primi decenni del Cinquecento in Friuli e in varie altre località italiane.

Si è già affermato che le pitture di Gianfrancesco da Tolmezzo probabilmente vengono effettuate al completamento della costruzione della vecchia chiesa di Provesano. Colpisce subito la scelta del pittore di rappresentare la Crocifissione, che si staglia grandiosa nella parte centrale dell'abside e impressiona per la drammatica raffigurazione dell'evento. La scena sprigiona una così forte emozione che sembra voler atterrire chi si sofferma a contemplarla. Ma, appena distolto lo sguardo e si guarda l'insieme degli affreschi, si ripercorre, nelle scene di minore dimensione che fanno da contorno a quella principale, un po' tutta la terribile 'Via Crucis' che Gesù dovette affrontare ma per poi arrivare al momento più esaltante, quello della Resurrezione, che per il credente costituisce il momento centrale e il completamento della Rivelazione contenuta nelle sacre scritture. Il linguaggio sconvolgente e a volte violento delle pitture vuole inoltre far capire che per l'uomo, nonostante la sua fragilità, esiste sempre la possibilità di raggiungere il Regno dei cieli e di sfuggire la dannazione eterna. L'individuo - sembrano voler dire ancora i dipinti - ha a disposizione, per conseguire la salvezza, oltre alla guida della Chiesa attraverso i suoi pastori e i suoi 'dottori', l'intercessione dei santi - come Sebastiano, Rocco, effigiati da Gianfrancesco in tutta evidenza - che possono provvedere, oltre che per le sue esigenze spirituali, anche per i suoi bisogni materiali e per i suoi malanni fisici su questa terra. Il messaggio profondo che proviene dagli affreschi di Gianfrancesco a Provesano è dunque rivolto all'uomo che, pur con le sue gravi colpe, grazie alla fede, se vuole, ottiene rimedio alle sue mancanze. E Gianfrancesco, forse, nei dipinti di Provesano ha espresso altresì qualcosa d'altro. Pur non sapendo probabilmente nulla dei grandi avvenimenti che il mondo in quegli anni si prepara a conoscere - dalla scoperta dell'America alla divisione della cristianità provocata dalla riforma protestante - egli è riuscito a intuire che sconvolgimenti stanno approssimandosi. Perciò la tragedia della Passione simboleggia il terrore di fronte alle novità che scardinano certezze e modi di vivere secolari. Ma a questo deve seguire quanto può dare sicurezza, ossia i valori perenni della fede cristiana. L'artista fa vedere così il dramma della condizione umana e la maniera per superarlo. Si potrebbe allora sostenere - parafrasando un celebre 'pensiero' di Blaise Pascal' - che con la sua sensibilità artistica Gianfrancesco è capace di esprimere ansie e aspettative che sono già nell'animo dei suoi contemporanei, ma essi non sono in grado di riconoscerle. Occorre appunto che qualcuno le espliciti in formule facili. La sua pittura è, pertanto, lo strumento più efficace per far comprendere immediatamente, ai semplici abitanti di Provesano del XV secolo, concetti altrimenti incomprensibili. Allora i suoi affreschi assurgono proprio a «vera Bibbia dei poveri», secondo la spiegazione di mons. Arrigo Sedran e don Sisto Bortolussi in Parrocchia di Provesano-Cosa.

Cerchiamo, rapidamente, di descrivere il ciclo di affreschi di Gianfrancesco a Provesano. La scelta di dipingere alle spalle dell'altare una Crocifissione è ritenuta dalla critica d'arte «di vigore icastico ... impetuoso e prepotente» (Marchetti), «di ampio respiro» (Bergamini), «acme espressiva del ciclo» (Casadio), «assolutamente innovativa» (Dell'Agnese) per l'epoca e anche uno dei motivi del tutto originali dei dipinti. Perché molte delle altre scene della Passione che fanno da contorno alla Crocifissione appaiono - come hanno rilevato gli studiosi - letteralmente copiate dai disegni dell'incisore tedesco Martin Schongauer (1453-1491) e da quelli del monogrammista conosciuto come I.A.M. di Zwolle.
Nell'affrescare questi quadri, Gianfrancesco si è limitato a ingentilire il disegno, a impostare e a inserire sapientemente i colori, tutto il resto è una fedele riproduzione da disegni altrui (la cosa - come è stato già osservato - allora avveniva piuttosto di frequente: ancora il greco Isocrate ha avvertito che non è importante parlare 'su argomenti da nessuno affrontati prima, ma chi sa parlare come nessun altro potrebbe ', perciò, nel caso di Gianfrancesco a Provesano, essenziale diventa dipingere 'come nessun altro potrebbe').
Nella spaziosa Crocifissione colpiscono il volto sofferente ma sereno del Cristo, la cui figura sulla croce domina l'intero quadro in un voluto rilievo che la normale prospettiva non avrebbe consentito: è evidente che in tal modo il pittore intende far capire immediatamente quale è l'aspetto centrale della storia illustrata. Accanto a Gesù, ma spostati indietro, stanno i due ladroni: quello pentito appare con il capo reclinato e sembra spirato tranquillamente mentre l'altro è ancora in lotta con il demonio. Sotto, c'è lo strazio della Madonna svenuta, soccorsa dalle pie donne, mentre l'insieme è popolato anche da armigeri, gente a cavallo, soldati che ai dadi disputano le vesti del Cristo, curiosi e altri. Sullo sfondo, fra i monti, compare la città di Gerusalemme, dove la tragedia ha avuto svolgimento. E certamente una composizione di potente impatto e con scorci di alta poesia, come qualcuno ha sottolineato.
Il genio di Gianfrancesco nella Crocifissione coglie una delle sue più felici espressioni e qui nessuno finora ha potuto dire che sia tributario ad altri di qualcosa. Appena sotto la Crocifissione Gianfrancesco ha dipinto varie scene apocalittiche con diavoli, dannati, mostri e altre simili figure, che evidentemente fanno pensare al destino che attende il peccatore se non si converte.
Oltre alla Crocifissione, il ciclo di affreschi di Provesano presenta: nella fiancata destra dell'abside Gesù nell'orto, l'Ultima Cena, la Cattura, Gesù davanti a Caifa e, alla base, ancora scene apocalittiche nella fiancata sinistra la Risurrezione, la Deposizione, Gesù davanti a Pilato, la Flagellazione, l'Incontro con la Veronica e, alla base, gli apostoli nella volta e nel sottarco gotico figure di profeti, di dottori della chiesa, di angeli, di sante e santi, fra i quali i veneratissimi Sebastiano e Rocco occupano una ragguardevole posizione, forse perché soddisfatto del lavoro compiuto, Gianfrancesco ha voluto fissare, con la firma, anche il suo profilo nelle linee di un veloce autoritratto, sopra il cui capo sta scritto: «Zuane Francesco D. Tolmezzo depenzeva... mexe... 1496».
Un'altra scritta sta sopra il cartiglio del grande affresco raffigurante San Sebastiano: «Zuane Francesco/ D. Tolmezzo Depe/nzeva sotto la Chura/ D... lo. D. Riame. D. La/ Tera del Titu 1496-AX'». Il pittore si riferisce al fatto che il parroco di Provesano, un certo Giovanni, sotto la cui cura gli affreschi vennero realizzati, era originario dalla Basilicata, come risulta anche scritto sul fusto del fonte battesimale.

Autore: Vannes Chiandotto

Fonte:
http://www.sangiorgioinsieme.it/gf-da-tolmezzo/g-da-tolmezzo.htm


Data ultima verifica: 12/08/2012 00:00
Rilevatore: Feliciano Della Mora