SAN POLO DI PIAVE (Tv). Chiesa di San Giorgio, Ultima Cena.

Provenendo da Oderzo, poco dopo Ormelle, si intravede sulla sinistra della strada provinciale l’antica chiesetta di San Giorgio, forse il monumento storico più significativo e degno di nota nel territorio di San Polo di Piave.
E’ posta su un rialzo naturale del terreno presso la strada romana “tridentina”, in una zona di notevole interesse archeologico.
Numerose le testimonianze e gli affioramenti di materiale romano, risalenti presumibilmente al II° secolo dopo Cristo, tra i quali alcuni tratti di acquedotti che convogliavano da più punti l’acqua delle risorgive verso Oderzo.


Autore: Giovanni di Francia (attribuzione)
Periodo artistico: XV - XVI sec.
Note storiche:

La chiesetta presenta un ciclo di affreschi di notevole valore artistico del pittore Giovanni Di Francia. Molto famosi i due quadri superstiti della storia di San Giorgio, il primo ed il quarto e l’Ultima Cena nella quale i commensali mangiano gamberi di fiume e bevono vino rosso, due peculiarità tipiche di questa zona, ancora oggi apprezzate.
Vicino alla chiesa è situato un antico palazzo di fattura secentesca, oggi alquanto dimesso, abitazione nel secolo scorso della famiglia Cesana con adiacente una filanda.


Illustrazione opera: Affresco 'Ultima cena' (particolare)
Chiesa di San Giorgio, San Polo di Piave - Tempio (già del Patriarcato di Aquileia), 1466
Attribuito a G. di Francia
Esempio di 'mantile ab avibus' che evidenzia il fondo tipico del manufatto disegnato da losanghe e dai motivi di colore turchino disposti nelle bande. Già presente nell'iconografia medioevale caratterizzerà, per diversi secoli, il tema dell'Ultima cena.

Nota:
Il tessitore domestico ha assunto un ruolo importante anche nel Friuli Occidentale tante che un ndocumento del 1579, conservato nell'Archivio di Stato dim Pordenone e riguardante un tessitore di Porcia in 'la sua bottega', elenca 'un tellaro con cordelle e un tellaro con i suoi insubij'.

Assieme ad nuna quantità di filato di lino, di stoppa e 'telle' di vario genere, si fa riferimento a 'mantili da tavola, tovaghe schiette e doppie', tovaglioli doppi e 'tovaie turchine grandfe et piccole' ed anche a 'un mantil da altar lavorado de turchin'. Non si tratta del solo documento.

Già nel 1518, sempre a Porcia, troviamo inventariata una 'tobaleam duplam cum capit nigris' e a Brugnera, nel 1527, una 'tabaleam cum capitibus laboratis l 6 10'.

Persino a Conegliano nel 1553 risulta esserci una 'tovaia tressada (con bande) de fil turchino e tovaia schetta'.
Con il 'mantil' siamo in presenza di un nuovo genere di lavorazione di carattere popolare tipicamente friulano.

Inizia la sua storia ad Udine nel Trecento, come appare da documenti locali che annotano 'mantili ab avibus cum capitibus di bombice blavo'.

Si tratta di strutture rettangolari di lino, dal fondo disegnato da losanghe di varie tipologie con motivi di cotone azzurro definiti 'ad uccelli' e disposti in bande nei lati corti del manufatto. Nel sec. XV la cosiddetta 'mantiglia de lino cum caviciis de sirico plurium colorium ab avibus' ci riporta a tipologie di maggior pregio.
Va ricordato che già nel Duecento Udine è attiva ed all'avanguardia nell'arte della lavorazione del panno di lana e di lino e si avvale della presenza di artigiani specializzati, capaci di utilizzare strumenti complessi per tessere sete dagli elaborati disegni.

Tali maestranze provengono da Lucca che dal XII secolo risulta essere la cittò più celebre di tutto l'Occidente per la fabbricazione delle stoffe di seta.

da La stoffa di seta a Pordenone, di Attiliana Argentieri Zanetti, in AA.VV., Odorico da Pordenone, dalle rive del Noncello al trono del Drago, Pordenone 2003, pp. 122-123.


Data ultima verifica: 15/07/2010 00:00
Rilevatore: Feliciano Della Mora