SAN POLO DI PIAVE (Tv), fraz. San Giorgio, Chiesa di San Giorgio, Ultima Cena.

La località di San Giorgio nasce lungo l’antico percorso della Opitergium-Tridentum, strada molto importante costruita in epoca pre-romana dai Paleoveneti essa partiva dal crocevia delle ‘Tre Piere’ ad Oderzo (appunto Opitergium) e conduceva fino a Trento (Tridentum).
Segni della presenza nel passato dei Paleoveneti nel territorio ci sono, anche se molti di più appaiono essere quelli romani. Primo fra tutti a San Giorgio l’acquedotto. Ma un segno più visibile della presenza romana è da ricercarsi nel Sarcofago del II sec d.C. ora altare della Chiesa. Esso è stato ritrovato alla base di un muro durante dei lavori di scavo.
Il territorio di San Polo, e quindi anche quello di San Giorgio, erano un tempo soggetti a centuriazione. In particolare la Cal Bassa, che si trova vicino alla chiesetta ed oggi ridotta ad essere una capezzagna poco utilizzata, era una strada selciata ancora oggi vi sono dei resti di quelle pietre a secco tipiche delle strade romane.

Allegato: sandordi-manzoni.doc.pdf


Localizzazione: Fraz. San Giorgio
Autore: Giovanni di Francia
Periodo artistico: 1466
Note storiche: La località di San Giorgio era abitata già al tempo dei Romani. Lo documentano i ritrovamenti archeologici fatti durante i lavori di restauro. I resti di un acquedotto nelle vicinanze della chiesa fanno pensare che San Giorgio fosse un territorio agricolo da assegnare come ricompensa ai veterani dell’esercito romano. L’interesse di tale territorio si mantiene anche in età longobarda, come testimonia il sarcofago del VII secolo, un tempo murato sull’angolo Sud-Ovest dell’edificio e oggi utilizzato come altare. Le antiche sepolture rinvenute sotto la sacrestia testimoniano la presenza di una chiesa già nel Medioevo, anche se la forma attuale è del millequattrocento.
Sembra che San Giorgio, santo guerriero, è diventato il patrono di questa chiesa al tempo dei Longobardi.
Nel 737 la Pieve di San Polo viene affidata ad Acquileia, ed è proprio qui che per la prima volta si parla di San Giorgio, ecco che la chiesa potrebbe essere stata costruita tra il VII e l'VIII sec d.C.
Di certo sappiamo della sua presenza nel 1034, un documento cita le Pievi tra i fiumi Piave e Livenza dove viene nominato anche San Giorgio.
Nel 1147 Eccelino il Balbo parte per una crociata al ritorno vittorioso sui Saraceni ottenne in feudo la Villa di San Polo e l'avvocazia (ufficio nobilissimo con compito di amministrazione, difesa, tasse, gabelle, vassalli e dipendenti) di San Polo e San Giorgio. Ma nel 1292 il Patriarca Raimondo chiede la restituzione agli Eccellini dei beni affidati in feudo, e non mancarono guerre e scomuniche...
Con la discesa degli Ungari (1419) Venezia aggregava a Conegliano, San Polo e San Giorgio, che verranno concessi poi in feudo nobile e gentile a Cristoforo Tolentino. In quest'epoca a San Giorgio si celebrava una messa a settimana, e furono dipinti nel 1466 gli affreschi dalle abili e sapienti mani di un pittore da Feltre: Giovanni di Francia (vedi oltre).
La storia della chiesetta prosegue con il suo ampliamento con l'abside nel XVIII sec. e la conseguente perdita di due episodi della storia di San Giorgio, che in quelle epoche stava perdendo la sua importanza come santo protettore, poichè si trattava pur sempre di un 'santo guerriero'.
Dal 1741 si festeggia come santo protettore San Martino (11 novembre) e non più San Giorgio (23 maggio), questo sia a causa del decadimento di importanza di San Giorgio (che resta comunque come secondo protettore), sia per l'epoca in cui cadono le due differenti date. Il festeggiamento a San Martino era di gran lunga più comodo di quello in maggio, quando la terra richiamava grandi sforzi da parte della popolazione, composta quasi totalmente da contadini. La ricorrenza di San Martino non è a caso, la chiesa venne consacrata in quel giorno e da allora vi sono due santi patroni per una sola chiesa.
San Martino coincide anche con la conclusione del contratto agrario, poichè proprio in questo periodo si finivano gli ultimi lavori di un'annata (vendemmia del Raboso, mietitura del mais) e si incominciavano quelli per la successiva (aratura, concimazione, semina del frumento).
Illustrazione opera:

Al suo interno è conservato uno stupendo ciclo di affreschi recentemente attribuiti a Giovanni di Francia (Metz 1420? – Conegliano ? 1473/85), pittore che nella prima parte della sua vita operò nel feltrino lasciando numerosissime testimonianze tra le quali un’ Ultima Cena adoperando antecedentemente gli stessi cartoni di San Giorgio a Servo di Sovramonte.
Nell’epoca della sua piena maturità artistica scese nel coneglianese operando a Zoppè di San Vendemmiano nella chiesa campestre di San Pietro in Vincoli non più esistente ma i cui affreschi sono stati staccati ed ora collocati e visibili presso il Museo del Castello di Conegliano.
Altre chiese che conservano affreschi di Giovanni di Francia sono San Vigilio a Col San Martino e la chiesa parrocchiale di Mareno di Piave.
Del ciclo originario fanno parte in senso orario da sinistra per chi entra “La Madonna del Rosario con San Francesco”, l’Ultima Cena, la Storia di san Giorgio in quattro “Capituli” dei quali sono andati perduti i due centrali nell’ampliamento seicentesco per creare l’abside, i santi Sebastiano e Bernardino da Siena e i Santi Giacomo Maggiore e Antonio Abate.
Il primo affresco della Storia di San Giorgio rappresenta il cavaliere che incontra la principessa figlia del re della città di Selene che si immola in riva al lago per placare il drago che minaccia la popolazione. Sotto l’affresco vi è una scritta nella lingua volgare del tempo che racconta l’episodio. Nell’ultimo quadro, San Giorgio dopo aver ammansito il drago e liberato la città di Selene, battezza gli abitanti rappresentati dal re, dalla regina e dalla principessa.
Nella chiesa vi sono altri affreschi di epoche successive quali due Madonne col Bambino, una datata 1520 e l’altra databile alla fine del XV secolo, un San Rocco del XVI secolo e un San Martino del XVIII secolo. Vi era anche un affresco posto all’esterno della facciata principale raffigurante un’altra Madonna col Bambino di cui purtroppo non c’è più traccia.
L’Ultima Cena è senza dubbio l’affresco più noto e caratterizzato dalla presenza sulla tavola del vino rosso e dei gamberi, prodotti tipici sampolesi anche all’epoca dell’affresco.
Quando Giovanni di Francia dipinse l'ultima cena, preso dall'entusiasmo di rappresentare una realtà locale scelse come simbolo da mettere sulla tavola il gambero d'acqua dolce, il vino rosso(forse l'antico Raboso?) in maggiore quantità del vino bianco, ma commise un evidente errore: Gesù era Ebreo praticante, il Cristianesimo è nato dopo di lui e anche gli apostoli erano Ebrei, secondo le norme Kasher (???, che significa adatto) i gamberi anche di fiume non potevano essere mangiati dai commensali Ebrei perchè proibiti dalle regole di alimentazione. Accanto all'agnello posizionato su un vassoio, si stagliano sulla tovaglia gamberi rossi e chele sparse, insieme con piatti di pesce a tranci: gamberi e vino rosso sono sempre stati caratteristici del posto e sono tutt’ora una specialità rinomata della cucina di San Polo di Piave, per cui è pensabile che il pittore avesse voluto calare l’evento evangelico nel contesto locale. L’Ultima Cena è fermata nell’attimo in cui il Cristo annuncia il tradimento di Giuda: i commensali si interrogano prima di cominciare a mangiare, il pane nelle forme rotonde è ancora integro, e soltanto il Cristo ne stacca un boccone per darlo a Giuda che gli sta di fronte e stringe nel pugno la borsa dei denari.


Data ultima verifica: 02/11/2011 00:00
Rilevatore: Feliciano Della Mora