VENEZIA. Museo Diocesano di Arte Sacra, Ultima Cena di Giovanni Cavazzon.

Il Museo Diocesano di Arte Sacra S. Apollonia di Venezia (Calle della Canonica – ore 10-17, chiuso mercoledì) espone l’Ultima Cena del maestro udinese Giovanni Cavazzon.


Localizzazione: Museo Diocesano di Arte Sacra S. Apollonia di Venezia (Calle della Canonica)
Autore: Giovanni Cavazzon
Periodo artistico: XXI sec.
Note storiche:

Si tratta di un'originalissima opera (tempera acrilica su tavola, cm.200x100) il cui tema è incentrato sulla luce che brilla sulla mensa, con l’effetto delle pitture su vetro medievali la plasticità delle figure anima il parallelismo, accentuando le linee ritmiche che inseguono i movimenti e gli atteggiamenti coordinati dei commensali. Il colore fluido e armonioso previene o suggerisce la concatenazione compositiva.


Illustrazione opera:

L'autore così commenta la sua opera:

'Il tema dell’Ultima Cena è particolarmente affascinante e per un artista costituisce una sorta di sfida, proprio per la grande concentrazione di temi ed anche per la difficoltà tecnica e scenografica che comporta. Ho provato ad affrontare questo quadro a modo mio, partendo innanzitutto da un punto di vista diverso da quello a cui la tradizione mi ha abituato, per provare a dare nuove prospettive e suggestioni. Ho poi scelto di raffigurare l’immagine di un solo modello per rappresentare l’unicità del messaggio cristiano e perché tutti noi siamo parte di tutto e tutto è parte di ognuno di noi. Già nell’impostare il disegno ho provato un grande coinvolgimento che si intensificava via via, mentre il quadro prendeva forma e colore: non mi sentivo spettatore di ciò che si andava svolgendo in una qualche stanza, ma mi sentivo pienamente partecipe dell’avvenimento. Avvertivo il vociare degli Apostoli, sentivo su di me lo sguardo del Cristo, mi sentivo colpire dalla luce. Ecco, la luce. Questo è un elemento che ho ritenuto particolarmente importante: è degradante, si irraggia da diversi fuochi e raggiunge anche Giuda, il peccatore. Ma non colpisce tutti: cambiando la lettura del quadro, gli uomini non sono più i dodici apostoli ma sono metafora dell’umanità. Un personaggio è chino, ma basterebbe un suo atto: basterebbe che si alzasse e sarebbe abbracciato e scaldato da quella luce. E quella luce scalda anche me.'

Da un commento di Anna Pascolo:
E’ un volto umano, non divino.
E’ il volto di ogni uomo, capace di comunicare se stesso con lo sguardo.
Lo sguardo è sereno, composto e consapevole, così come lo sono il volto ed il gesto.

Serenità, compostezza e consapevolezza assolute. Così assolute da essere divine, non umane.
Perché chi mi guarda non è un uomo, ma quel figlio di Dio che sta per compiere il suo grande gesto.
Il figlio di Dio guarda verso il Cielo. Allora com’è che io posso incrociare quello sguardo? Sono forse Dio? No. Tuttavia sono figlia di Dio. E’ per quel fiato divino che mi dà vita e che è in me, che quel figlio di Dio incrocia il suo sguardo con il mio. Proprio mentre guarda verso il Cielo. E’ per quel fiato divino che mi rende parte attiva del Cielo.
E chi sono quegli altri dodici uomini? L’uno attento al gesto sublime del figlio di Dio, l’altro attento a spostare il bicchiere prima che un moto inconsapevole lo faccia cadere. Due scambiano idee, uno raccoglie qualcosa, l’altro accetta la responsabilità di quel tradimento.
Ma è sempre lo stesso uomo.
O sono sempre io? Io che nella mia umana mutevolezza sono ora Giuda, ora Pietro, ora Giovanni, ora Tommaso? Io che nella verità, di fronte a Dio e di fronte agli uomini non mi posso nascondere dietro alcun velo?
Luci ed ombre mi inquietano.
Lo sguardo del figlio di Dio mi riabbraccia: la sua serenità, compostezza e consapevolezza mi confortano e mi rassicurano.


Data ultima verifica: 04/06/2011 00:00
Rilevatore: Feliciano Della Mora